Risulta estremamente chiara la linea di confine che separa la farsa dal dramma grottesco, in particolar modo nelle opere dei fratelli Coen. Si tratta in effetti di un linea stilistica molto sottile, il cui bilanciamento deriva da una forte presa di coscienza del medium cinematografico e, non meno importante, dalla consapevolezza dei propri limiti artistici. Siamo lontani dall'esaltata comicità fuori contesto di Ladykillers; i Coen per intenderci ritornano all'armonioso noir di Crocevia della Morte strutturando lo storyline attraverso una vorticosa parabola senile: a tratti ironica, tormentata e ipocondriaca. Il film è ambientato ai giorni nostri: il vecchio west cede il posto al nuovo ma la natura selvaggia è rimasta invariata. Al posto dei ladri di bestiame adesso ci sono i corrieri di droga mentre le piccole città sono diventate zone franche. Nell'aria si respira un'atmosfera ribelle, caratterizzata da polvere color fuoco e tanta furiosa violenza.
Llewelyn Moss (Josh Brolin) si avventura casualmente in una carneficina già compiuta. Tra i cadaveri insaguinati si trova un carico di eroina e due milioni di dollari; intatti. Potrebbe consegnare tutto alla polizia… potrebbe si, ma non lo fa. La sua decisione fa partire così una reazione a catena di catastrofica violenza che nemmeno la legge – rappresentata dal vecchio e disincantato Sceriffo Bell - riesce ad arginare. La linea narrativa è chiara, non ci sono sorprese dell'ultimo minuto, eppure i secondi sembrano volare. Il pathos cresce fino a toccare il picco più alto durante la parte centrale del film: nello scontro diretto tra Moss e Anton Chigurh; per poi scemare, come una lenta veglia funebre, sul pensiero finale di un uomo troppo vecchio per poter osare di cambiare il suo paese e forse, anche se stesso.
Se non fosse per l'originale firma dello scrittore Cormac McCarthy – la pellicola è una fedele trasposizione del suo best seller - che accompagna i titoli di testa, la storia sembrerebbe opera degli stessi Coen per il carico di tensione e stile che si porta dietro. I dialoghi non-sense, ironici e autoreferenziali, ammortizzano la brutale violenza inscenata dal killer Chigurh, interpretato da un grandiso, è bene sottolinearlo, Javier Bardem – gli occhi famelici, nella locandina, sono i suoi. Il suo sguardo glaciale, sicuro e imprevedibile lo rendono migliore di qualsiasi altro cattivo dipinto dai recenti blockbuster hollywoodiani. Il suo modus operandi? Il lancio di una monetina: testa o croce, vivere o morire. Curioso, non trovate, che lo sceriffo Bell sia interpretato dall'ex Due Facce, Tommy Lee Jones (Batman Forever)?
L'intelligenza e la perspicacia dei fratelli Coen gli ha permesso di mettere un freno all'esasperazione coreografica e parallelamente iniziare una lenta psicoanalisi generazionale; per questo motivo Non è un paese per vecchi risulta difficilmente classificabile. Sotto l'aspetto da road-movie duro e spietato, a tratti ironico e adrenalinico, si nasconde una pellicola adulta, sia nei temi che nella forma. Un thriller crepuscolare e incredibilmente trascinante. Un ritorno in grande stile del noir Coeniano.
Insomma, un capolavoro.
“Se non dovessi tornare, di' a mia madre che le voglio bene.
Ma… Tua madre è morta.
Allora glielo dirò io. “