La maledizione dei tie-in poco fedeli all'opera originale, in quanto giocatori, ce la tiriamo via da decenni ormai. Ma quando la base di partenza raggiunge la sufficienza stentata, risulta piuttosto controproducente maturare grandi aspettative in tal senso. La bussola d'oro non ha salvato la New Line dal tracollo finanziario (adesso mantenuto in vita dal colosso Warner) e certamente aver affidato un simile progetto ad un novello come Chris Weitz - la mente dietro a titoli mediocri come Z la formica e La famiglia del professore matto - non si è poi rivelata una scelta azzeccata per l'economia dell'azienda. Il film, tuttavia, nonostante gli scarsi introiti sul suolo americano, in Europa ha goduto di un successo rispettabile; e forse per questo motivo parte dei videogiocatori si sentiranno attratti dall'omonimo titolo portatile che, a conti fatti, mette a nudo la precarietà di un prodotto nato sotto una malevole stella.
Da trilogia a fermo immagine
Protagonista del primo capitolo della trilogia di “Queste oscure Materie” è la piccola Lyra Belacqua. Cresciuta in un collage di Oxford in compagnia del suo fedele Daimon, animale che incarna lo spirito umano e che cambia a seconda del soggetto, viene ben presto raggirata e soggiogata da oscure figure… tutto questo mentre una profezia la mette al centro di un intricato quanto complesso piano per la salvaguardia dell'intero pianeta. Da una trilogia come quella scritta da Philip Pullman, c'è talmente tanto materiale estraibile da permettere più giochi correlati e altamente competitivi. Peccato dunque, che i creatori di Enter The Matrix (Shiny Entertainment) abbiano sminuito, utilizzando un approccio limitato e limitante, il valore del progetto letterario. Il videogioco cavalca in maniera piuttosto fedele le azioni della protagonista frammentando la narrazione a favore di un sistema di gioco vario ed esemplificato. Inizialmente cavalcheremo il possente orso bianco per le lande desolate dell'artico alla ricerca dei bambini perduti. Il sistema di controllo è fin troppo superficiale e circoscritto, e costringe il giocatore a muoversi nelle quattro direzioni cardine premendo una tantum il tasto triangolo per saltare da una sporgenza all'altro; o per attaccare gli avversari in maniera piuttosto confusa e imprecisa.
Non è un gioco per vecchi
Una volta completata la prima missione, Lyra, mediante un flashback tornerà indietro nel tempo portandovi a giocare quel frammento di vita in cui la piccola frequentava l'Oxford. Una volta impersonata la ragazzina, il sistema di gioco devia prepotentemente sulla risoluzione di enigmi, incentivando la risoluzione di svariati minigiochi e l'esplorazione/interazione ambientale. I controlli sono poco intuitivi e piuttosto scomodi; le interazioni con l'ambiente sono minime e verranno esaltate da precisi espedienti grafici di modo che non abbiate dubbi su dove e cosa fare. Potrete utilizzare le diverse abilità del vostro Daimon per procedere nei diversi livelli, ma un approccio di gioco così mirato e studiato a tavolino coinvolge quanto una partita di calcio senza il pallone. I troppi dialoghi poi aggiungono delle pause deleterie per il coinvolgimento, riuscendo a risultare futili e oltremodo fastidiose. La grafica tende all'appiattimento più totale, mostrando texture poco dettagliate e monocromatiche, tanto da far disperdere alla lunga distanza il personaggio stesso tra l'ambiente. Le animazioni dopotutto risultano legnoso e scollegate tra di loro, e sebbene una regia di buona fattura tenti il salvataggio in extremis, non riesce minimamente a compensare le gravi carenze. Unica nota positiva: la colonna sonora, la quale propone le melodie originali ben ritmate e piacevoli da ascoltare.