Come in campo cinematografico si osannano Charlie Chaplin e Buster Keaton per la loro fulgida immaginazione e capacità tragicomica, nei videogiochi la storia, come le figure storiche, hanno un ruolo altrettanto fondamentale. A maggior ragione, quando si vuole attribuire al videogioco l’appellativo di “forma d’arte”, prima che alle motivazioni correnti la mente ci riporta autonomamente indietro nel tempo… a quei classici che hanno scritto la storia del medium.
Restringendo il campo al genere survival horror, prima dell’osannato e immortale Resident Evil, fu un titolo in particolare a dare il via a tutto: Alone in the Dark. Il titolo, finito di sviluppare da Infogrames nel 1993, vedeva un investigatore privato di nome Edward Carnby interagire intorno agli anni venti in Louisiana, la cui atmosfera oscura e mitologica rimandava ai racconti fantastici di Lovecraft e Poe. Dopo quindici anni dal suo debutto, Carnby è tornato ai giorni nostri, pronto a svelare gli orrori che si celano dietro al famoso Central Park di New York. La domanda a questo punto sorge spontanea: com’è possibile che sia ancora vivo?
L’incubo di Central Park
Facendo un rapido calcolo, Edward dovrebbe avere circa un secolo… La storia, dalle venature paranormali e contraddittorie, ci mette nei panni del (centenario!) Edward Carnby, il cui scopo è svelare i segreti che il famoso Central Park nasconde ormai da diversi secoli. Svegliatosi in una stanza d’albergo e affetto da amnesia, non ricorderà praticamente nulla del suo passato. Un signore anziano, due losche figure e una forza demoniaca accenderanno in lui l’anima da detective, incoraggiando la sua sete di sapere e costringendolo ad andare fino in fondo a quella che sembra una missione suicida. Molti degli interrogativi accennati nell’incipit purtroppo si disperderanno col proseguo dell’avventura, coperti da errori e disattenzioni tecniche ben più gravi e frustranti.
Il sistema di controllo risulta macchinoso e impreciso: con la levetta analogica sinistra è possibile muovere il personaggio nello spazio mentre con la destra controlliamo le azioni delle sue braccia. Passando dalla prima alla terza persona i comandi risultano più icastici e particolarmente consigliati in spazi ristretti, dove la precisione è la prassi per non morire invano, tuttavia quando dovremo attaccare i nemici con delle armi (sedie, spade, coltelli), coordinare i movimenti sarà una vera impresa. Originale nonché intelligente il menù degli oggetti: in sostanza aprendo la giacca potremo vedere materialmente gli oggetti disponibili nelle nostre tasche, combinarli a seconda della situazione e creare gli abbinamenti preferiti.
Per creare una molotov basterà trovare una bottiglia piena di alcool e un fazzoletto, mentre se vorrete sparare proiettili di fuoco la soluzione sarà ancora più semplice. Da questo punto di vista il gioco lascia molto spazio alla libera interpretazione, tanto che ci sarà quasi sempre un secondo modo di risolvere un determinato enigma. Peccato che sotto attacco, aprire la giacca, selezionare le armi e mirare risulta quanto mai macchinoso, rendendo il protagonista vulnerabile agli attacchi nemici.