Il mito di Tomb Raider è quasi pronto per sbarcare nella next generation, coccolato dal suo team di sviluppatori innamorati della bella Lara Croft ormai da diversi anni, i quali ne hanno accarezzato le grazie con due titoli di successo quali Tomb Raider: Legend e Tomb Raider: Anniversary. Questo perché dopo l'allontanamento di Core Design da parte di Eidos, i Crystal Dynamics hanno rinvigorito il trademark innovando un'icona a sua volta portatrice di innovazione seguendo binari opposti alle sue origini. Più determinata, più combattiva e atletica, lo stile della nuova Lara potrà non piacere agli aficionados di vecchia data, resta tuttavia il fatto che il suo ringiovanimento abbia riempito le tasche e salvato in parte una Eidos in crisi finanziarie. Dopo un periodo di pausa, Tomb Raider è pronto a contrastare (quantomeno su PlayStation 3) Uncharted: Drake's Fortune, primo titolo next-gen di Naughty Dog nonché prima vera avventura dinamica che ha avuto la fortuna di segnare il percorso dell'ammiraglia Sony.
Perché Underworld?
La storia di Underworld si piazza subito dopo gli eventi raccontati in Legend, con l'archeologa più formosa del mondo intenta a ritracciare uno dei tanti percorsi seguiti dal padre. I primi reperti raccolti la porteranno a girare il mondo e a studiare il sottosuolo alla scoperta degli inferi Maya… E già dal titolo si percepisce una delle novità più importanti: Lara non solo potrà girovagare liberamente su vaste distese di verde o cercare l'uscita in macroscopici spazi al buio, dentro antiche caverne Maya; oltre a quello che sa fare, potrà finalmente immergersi sott'acqua, sparare e combattere come mai aveva fatto sinora. Il sottosuolo sarà l'ambiente di gioco in grado di porre l'attenzione su un particolare modus operandi basato sulla reattività, sull'istinto poiché in spazi angusti e misteriosi il controllo sugli eventi è quantomai imprevedibile. Certamente non mancheranno enigmi ambientali o in genere momenti in cui dovrete usare la testa, ma il più delle volte l'equilibrio tra le varie fasi sarà così impercettibile che a giovarne sarà solo ed esclusivamente il giocatore.
Da quello che abbiamo avuto modo di provare al recente Games Convention di Lipsia, la varietà sembra far rima con interattività. Laddove una roccia viene distrutta da un risultato di evento - il cui controllo passa dalle nostre mani attraverso i quick time event (ribattezzati per l'occasione “Adrenaline moments”), ci sarà sempre una seconda via praticabile; basterà un po' di intuito e un occhio rivolto all'esplorazione. L'azione – decisamente meglio dosata e coreografica – si sposa oltretutto con una struttura dei livelli orientata al platform, dove il nostro avatar potrà agire tenendo in considerazione soltanto in parte le comuni leggi fisiche. Un po' come accade in Uncharted, Lara potrà saltare da una sporgenza all'altra in pochissimi istanti, e ciò rende i suoi movimenti affini ai più comuni felini. Non a caso in un confronto con delle tigri, la sua reattività e precisione le permetteva di mirare a uno o più bersagli contemporaneamente mentre l'effetto “blur” accentuava l'aggressività delle bestie in un crescendo di tensione.