Ci si chiede quasi sempre per quale motivo l'animazione bidimensionale col tempo lasci il posto a quella 3D… la risposta non è poi così ovvia se si analizza a fondo il fenomeno della computer grafica applicata ai film d'animazione. Innanzitutto la tridimensionalità rende ogni cosa e/o personaggio reale, tangibile, nonostante il più delle volte siano animali o cose a parlare e interagire tra di loro. Nell'animazione tradizionale è la solidità della storia, lo spirito, a guidare gli eventi; l'essenzialità dei tratti e l'animazione, sfumata verso l'esagerazione, ne delineano lo stile. Con “L'arca di Noè” Juan Pablo Buscarini – creatore del film campione di incassi "El Ratón Pérez" e molto apprezzato in patria – ha ripreso le redini dell'animazione tradizionale per riscrivere un mito cristiano secondo un'ottica diversa e forse, fin troppo contemporanea…
La paura del viaggio
L'arca di Noè racconta del diluvio universale e del viaggio di un pastore di Dio, per l'appunto Noè, che seguendo la volontà dell'illustre di realizzare un'enorme Arca dentro la quale contenere tutti gli animali del pianeta, intraprende un faticoso viaggio verso la salvezza e la redenzione. Durante il viaggio pero' non sempre le cose tra i passeggeri vanno per il verso giusto e la lotta tra gli animali si fa sempre più accesa.
Teoricamente l'idea di realizzare una commedia tratta dalla Bibbia poteva essere un modo come un altro per riproporre le Sacre Scritture ai più piccoli. Tuttavia l'approccio utilizzato – scimpanzé omosessuali, leonesse cubiste e diverse situazioni piccanti - ne compromette fortemente la riuscita. Il cineasta argentino commenta così il risultato: “Il film è una commedia avventurosa, rivolta sia ai ragazzi che agli adulti. Tuttavia penso che l’aspetto più importante del film – fra tanti prototipi umani e animali – sia un tema che trascende tutte le età, e che acquista un valore particolare nei nostri tempi: la difficoltà di coabitazione fra tutte le creature viventi che si trovano all’interno di uno spazio circoscritto”. Un messaggio nobile, snaturato dall'introspezione dei personaggi pari a zero e dall'assoluta mancanza di buongusto. Il tratto è semplice, le animazioni discrete; praticamente da l'idea di una versione lievemente più curata di un cartoon a caso presente nelle merendine Kinder.
L'ambiguità senziente
Tecnicamente risulta pessima inoltre l'idea di integrare un'abbozzata computer grafica all'animazione tradizionale - in una scena fondamentale, l'Arca viene completamente sommersa da una gigantesca onda. Quando riemerge, l'acqua sembra un manto stradale privo di vita, rigido. Neppure il doppiaggio rende giustizia al testo originale, proponendo accenti e mixaggi dialettali brutali e fastidiosamente stereotipati.
“L'Arca di Noè” purtroppo si conferma un'opera decisamente ambigua, sia nei temi che nelle varie allusioni visive. Oltretutto non diverte, e tralasciando alcune sequenze veramente riuscite - i siparietti comici tra Dio (un omone di colore dal pizzetto biondo) e Bibbio - il resto è una noia mortale. Il pericolo non è tanto per gli animali quanto per il pubblico: sopravvivere all'alluvione non sarà affatto impresa facile…