Per i fan dell'action ogni nuovo film interpretato da Jason Statham è pur sempre un evento. “The Transporter” e “Crank” lo hanno talmente immolato alla causa che ora per lui uscire dal giro è praticamente impossibile. Ma in fondo, perché dovrebbe?
Remake di “Anno 2000: La corsa della morte“ con Sylvester Stallone, il film di Paul WS Anderson (sua la regia, la storia, e la sceneggiatura) scarta molto del materiale originale per conservarne solo una piccola parte. Se nella pellicola prodotta da Roger Corman si collezionavano punti investendo i civili in un'atmosfera esagerata alla “Wacky Races” (Carmageddon prese spunto proprio da quel film!) in “Death Race” conta solo il punto di vista del protagonista; ciò elimina molti sottotesti sarcastici e socio-politici contenuti nell'originale ma poco importa perché per una volta, nella sua carriera da sopravvalutato cineasta, Anderson riesce ad intrattenere con continuità; non risparmiando di certo negli effetti speciali.
In un futuro non troppo lontano (siamo nel 2012) il regime penitenziario degli Stati Uniti è molto diverso dal passato: gestito dalla dispotica Hennessey (Joan Allen), i detenuti più qualificati sono costretti a partecipare a folli gare automobilistiche nelle quali vince chi sopravvive. I video non solo vengono visualizzati in streaming e venduti online per milioni di dollari, ma mostrano incidenti mortali per far lievitare il traffico giornaliero. Jensen Ames, incastrato per un omicidio che non ha mai commesso, viene incarcerato e sbeffeggiato dai detenuti fino a quando Hennessey non gli propone un cambio di identità: prendere il posto dell'ex corridore “Frankenstein” e vincere la quinta ed ultima gara della Death race. Il premio finale è la libertà. Ames accetta subito l'offerta e nel frattempo ne approfitta per scoprire il complotto dietro la sua carcerazione.
“Death Race” parte con le migliori ma brucia la sua posizione di netto vantaggio a un passo dal traguardo, compiendo una serie di banalità che vanno oltre il suo iniziale concept trash/splatter/demenziale; la buona notizia è che molte idee contenute nel suo incipit funzionano fino alla fine. Lo spettatore prenderà parte ad una serie di gare adrenaliniche su quattro ruote che farebbero impallidire persino l'originale “The Fast and the Furious” di Rob Cohen; da cui prende in prestito il montaggio frenetico.
Alla guida di una modificatissima Mustang V8 Fastback, Jason Statham affascina per le folli acrobazie che riesce a realizzare col suo mezzo e trasforma una folle corsa in un balletto coreografico dal forte carisma. Power up disseminati lungo le piste (avete presente la serie “Wipeout”?) e un'atmosfera decadente alla “Twisted Metal Black” rendono “Death Race” una vera sorpresa per gli appassionati del genere.
Le contaminazioni come già detto sono molteplici, sia in ambito cinematografico (Mad Max, Anno 2000, L'implacabile, The Fast and the Furious, Rambo, Speed racer) che ludico (Twisted Metal Black, Vigilante 8, Wipeout) ma ciò che lascia piacevolmente colpiti è come Anderson abbia interiorizzato le sue conoscenze fino a farle incanalare in una visione unica: divertente nel suo eccentrico carattere e spudoratamente volgare nell'estetica.