A James Wong non manca il coraggio. Perché ne doveva conservare parecchio se, anche solo per un istante, ha pensato di poter omaggiare un'anime/manga così importante sulla base di una sceneggiatura tanto mediocre.
Dragonball è storia, creatività, filosofia… E' un modo di essere, uno stile ed è ciò che manca alla pellicola cinematografica confezionata da 20th Century Fox. L'omonimo videogioco - disponibile in esclusiva su Psp - d'altraparte, non è da meno.
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Spettacolare come dormire
Sviluppato da Dimps, “Dragonball: Evolution” applica l'idea degli scontri 1 contro 1 nel risibile contesto narrativo del film. Selezionato lo Story Mode, impersoneremo a seconda degli eventi Goku, Gohan, Bulma e il maestro Muten, in un ciclico e spietato scontro-fotocopia dal ritmo eccessivamente frenetico – il primo Tekken, a confronto, è un capolavoro di versatilità e tecnica.
La fase più “divertente” (è un eufemismo) sarà skippare gli interminabili messaggi di testo che comporranno la trama, conditi da sfondi e personaggi bidimensionali inseriti per movimentarne, ove possibile, gli sviluppi. Come detto, la frenesia degli scontri induce a pressare a caso i tasti lasciando in coda l'elemento tattico, soprattutto dopo aver intuito che bastano 2/3 combo per terminare l'avversario. L'effetto “potature” rispetto alla ben più riuscita serie “Shin Budokai” - sempre sviluppata da Dimps - si evidenzia nell'assenza dei combattimenti aerei e nell'offerta ludica globalmente insoddisfacente.
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Scimmione di pezza
Preso atto delle solite modalità di riempimento presenti nel menù principale (allenamento, sfida, arcade) e superata la modalità principale, quel che resta è un'abisso di futilità: network battle per gli scontri multiplayer online (chi mai sfiderà gli amici utilizzando l'umd dell'episodio meno riuscito della serie?); gallery (raccoglitore di immagini) e Mission, modalità di gioco nella quale sarete portati a completare determinate missioni secondo le indicazioni su schermo. Tecnicamente il titolo appare realizzato di fretta: sia le arene che i personaggi – teoricamente le versioni poligonali degli attori - sono coperti da pochissimi poligoni. Le animazioni risultano legnose e poco convincenti, tanto quanto i monotoni campionamenti sonori. In generale la cura verso la produzione Namco-Bandai rasenta l'amatorialità, se non fosse per un'evidente gameplay estrapolato di peso dalla serie Shin Budokai.
Da qualunque lato lo si guardi, non esiste prospettiva in grado di salvare dall'anonimato “Dragonball: Evolution”; ennesimo tie-in superfluo dal profilo tragicamente simile al film, col quale (non è poi un caso) condivide la medesima qualità.
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