La Seconda Guerra Mondiale rappresenta per gli FPS ciò che il salvataggio della principessa reppresentava per i platform 2D: un pretesto "sempreverde" per imbastire la storia di un nuovo gioco. Ma nel caso del titolo ID, sarebbe filologicamente irrispettoso paragonarlo a un Call Of qualsiasi. Sì perchè il primo Wolfenstein è un titolo dall'importanza seminale, che anni or sono gettò le basi proprio del genere FPS, reso poi celebre dal leggendario Doom (sempre di ID). La saga quindi ha quantomeno legittimato il suo ambiente naturale, tanto che non stupisce rivedere i nazistoni cattivi in lotta per l'egemonia del Terzo Reich. Tuttavia, sarà chiaro fin da subito che sbarchi in Normandia e conquiste di Berlino e Stalingrado sono ricordi sbiaditi di giochi lontani (in senso lato, of course). Wolfenstein, da tradizione ID Software, è un FPS classico fino al midollo. Ciò significa che ogni caratteristica del genere viene riproposta con la stoica convinzione di chi, di questo genere, è stato autore (e fautore). Ovviamente indicare un solo progenitore è forse ingiusto, ma nessuno può negare l'influenza che la softco statunitense ha avuto nel corso degli eventi. Ed è un'influenza che si vede, perchè sebbene simile a molti altri titoli, Wolfenstein ha una fisicità particolare che lo caratterizza: l'utilizzo delle armi e lo spostamento del giocatore possiedono una naturalezza non comune, frutto di grande esperienza di programmazione.
Laddove altri FPS sembrano approssimativi, sopratutto in fase di mira, Wolfenstein sfoggia continuamente precisione e solidità. Qualità tutt'altro che trascurabili. Inoltre, la Seconda Guerra Mondiale è solo l'antefatto su cui poggia la storia, che del realismo non sa che farsene. Il Terzo Reich infatti sta svolgendo esperimenti per svelare il mistero del "Velo", una dimensione alternativa da cui possono derivare molti poteri per chi vi entra. All'inizio del gioco, Blazkowicz, protagonista storico della saga, verrà in possesso di un manufatto attraverso cui combinare alcuni cristalli magici. Il loro influsso gli permetterà di entrare nel Velo, e di acquisire diversi poteri. Tali poteri diventano parte integrante della giocabilità, e aggiungono al titolo meccaniche differenti dall'FPS classico. Alcuni di questi infatti permetteranno di rallentare il tempo, dilatandolo; altri di visualizzare la dimensione alternativa, dove scoprire passaggi nascosti e sparare a organismi fluttuanti (qui l'influenza dell'opera di Lovecraft evidentemente si vede) che in prossimità del nemico lo elettrizzano, altri ancora aumentano la potenza di fuoco delle armi, rendendo possibile superare barriere e armature metalliche, mentre l'ultimo potere crea una barriera attorno al protagonista, rendendolo immune da molti attacchi.
Tali capacità straordinarie sono fondamentalmente il "sale" del gioco, e il loro sfruttamento diventa indispensabile in molte occasioni. Il mix di sparatorie e utilizzo dei poteri si rivela ben congegnato, e sopratutto, terribilmente divertente. In effetti, è proprio il divertimento la caratteristica principale di Wolfenstein. Non innova, non rivoluziona, ma diverte in maniera esemplare. Parte del merito va anche all'orda dei nemici. La loro caratterizzazione è ben pensata, e le loro caratteristiche sempre differenti rendono obbligatorio l'uso continuo dei poteri per avere la meglio su di loro. Quelli rapidi vanno bloccati fermando il tempo, quelli corazzati aumentando la potenza delle armi, alcuni possiedono punti deboli visibili solo quando si entra nel Velo. Sopratutto, la loro varietà, per quanto a lungo andare si ripetano, contraddistinguono una volta di più Wolfenstein dal resto della produzione bellica. Tuttavia, molte sono anche le pecche. Il gioco si svolge interamente nella città di Eisenstadt, le cui zone si rendono accessibili man mano che il giocatore porta a termine le missioni.