Mark Whitacre, lavora come manager per il gigante industriale ADM e la sua carriera procede in rapida ascesa. Improvvisamente decide di rivelare all’FBI le attività illegali della compagnia, deciso a smascherare un accordo mondiale sui prezzi, convinto che, una volta ripulita l’intera azienda dai “cattivi”, sarà acclamato come un eroe e premiato con una promozione.
Ma prima che questo possa succedere, l’FBI avrà bisogno di prove concrete, e deciderà di munire di microfono e registratore Whitacre infiltrandolo nella sua stessa compagnia, alla maniera di un vero agente segreto. Sfortunatamente per l’FBI, il loro infiltrato non darà i risultati sperati: la goffaggine di Whitacre e la sua ingenuità lo rendono mutevole e assolutamente imprevedibile, e l’intera indagine sulla ADM sarà messa a rischio.
Spionaggio industriale, intercettazioni telefoniche, truffe internazionali: a prima vista non sembra esserci molto materiale per la realizzazione di una commedia, ma il regista premio Oscar Steven Soderbergh punta tutto sull’assurda figura di Mark Whitacre, protagonista di questa vicenda, interpretato da un irriconoscibile Matt Damon.
La pellicola è basata su fatti realmente accaduti, dai quali Soderbergh era rimasto profondamente affascinato durante la realizzazione di Ocean’s Eleven, e che solo ora ha potuto concretizzare in un film che rimanda molto, sia nel comparto visivo che contenutistico ed espressivo, alle sit-com anni ’70. Verità e inganno sono due concetti che si confondono facilmente nella mente di Mark Whitacre che, durante il corso delle indagini, stupirà per la propria idiozia: un misto di candore ed ingenuità che ci farà sorridere e girare la testa più volte. Il tutto recitato da un Matt Damon che, come già detto, oltre a rendersi irriconoscibile grazie a un trucco forse troppo esagerato, si cala alla perfezione nella parte, cimentandosi in un’ottima prova recitativa. D’effetto la voce fuori campo per esprimere i pensieri, contorti e completamente fuori luogo, del nostro eroe, affetto da seri problemi e costantemente alla ricerca di approvazione.
È curioso notare come il regista abbia deciso di raccontare uno scandalo economico internazionale, un esperimento complesso che a prima vista potrebbe essere una banale dark comedy dove le risate sono poche e non assicurate; invece, è divertente notare come, sotto la superficie, tutta l’attenzione che inizialmente attrae noi e i protagonisti verso uno scandalo alimentare internazionale, si sposterà via via sulla figura di Whitacre. Ed è proprio questo che dovrebbe spingerci a ragionare che sì, la figura di quel manager aziendale con forti turbe psichiche e dalla personalità ingenua alla pari di un bambino riesce a catalizzare il nostro interesse, ma poi ci domandiamo: com’è possibile che l’intera faccenda dello scandalo (che rimane, per tutto il film, vera) passi in secondo piano?
“Tutti in questo paese sono vittime di un crimine delle grandi compagnie prima che abbiano finito di fare colazione”.
Sono queste le parole con cui il film si apre, e il fatto che verso la fine tutta l’attenzione sia rivolta quasi esclusivamente a Whitacre, ci lascia perplessi sulla validità dell’intero sistema sociale e giudiziario.
Per concludere, sicuramente The Informant! non piacerà a molti, visti i ritmi lenti e a tratti noiosi, ma si presenta come un riuscito esperimento da parte di Soderbergh che dimostra di saper trattare tematiche scottanti in modo leggero e creativo.