Con il suo primo cd, Green, l'abruzzese Simone Agostini (classe '81) si dimostra un chitarrista esperto e sensibile, che malgrado la giovane età padroneggia la chitarra acustica con impeccabile competenza ed evidente passione, proponendoci un lavoro originale, personale e di piacevolissimo ascolto.
Green è -quasi- completamente incentrato sul suono della chitarra solitaria di Simone, accompagnata in due eccezioni da Peppino Pezzulo e Sandro Paciocco (rispettivamente alla viola e al piano) nella dolce Childhood Memories, e da Paolo Giordano (maestro di Agostini) con un genuino assolo di slide guitar sull'ultimo brano del disco, Little Suite DS.
A caratterizzare e dar vita alle ben dieci tracce di Green è un'atmosfera intimista e suggestiva, introdotta con gusto sin dal primo pezzo, L'Enchantement du Phare; ma il percorso del chitarrista non disdegna approcci più energici, come nella movimentata A25, o genuinamente sperimentali, come nella bellissima Dialogues, che nei suoi sei minuti di musica propone un vero e proprio dialogo chitarristico fatto di accenni e risposte, frasi e silenzi, suonati dal musicista abruzzese centellinando, in piccole dosi, vigorose cavalcate chitarristiche che sembrano quasi strizzare l'occhio ai più noti musicisti prog.
Da evidenziare anche come, malgrado la padronanza tecnica di Agostini sulla chitarra acustica sia evidente, nessuno dei brani di Green si risolve in sterili esibizionismi: il virtuosismo del chitarrista è completamente asservito alla composizione e all'interpretazione, dimostrando grande rispetto tanto per la musica quanto per i suoi ascoltatori. Alcuni di questi ascoltatori, è vero, potrebbero trovare Green poco accessibile: ma è un prezzo che è giustissimo pagare, quando si ha il coraggio di pubblicare un lavoro così sincero, indipendente ed estraneo alle logiche ferree del marketing più bieco.
Invece gli ascoltatori più pazienti, che sapranno dare al disco l'attenzione che richiede e merita, scopriranno la bellezza e la varietà di tante atmosfere, suggestive, serene, a volte latineggianti ed altre orientaleggianti, ma che sono perlopiù un personalissimo mix di influenze che appartiene al vivace immaginario musicale del suo solo autore.
Simone Agostini firma, in definitiva, un esordio con i controfiocchi, che lo mette da subito in luce come un promettentissimo chitarrista e compositore, da tenere attentamente d'occhio in vista di esibizioni live e dei suoi prossimi lavori.